VIAGGI | Capodanno a Sydney: siamo tutti un po’ italiani (e una lezione di vita)

Oggi anno per Capodanno a Sydney si riversa un milione di persone: significa un aumento del 20% della popolazione della città.

Nel giro di una settimana un’orda di abitanti provvisori arriva, occupa bar e ristoranti, intasa le spiagge, prende i mezzi pubblici e se ne va, non prima di avere assistito allo spettacolo di fuochi d’artificio più famoso del mondo.

Qualunque altra città del mondo andrebbe in tilt, ma Sydney no. Forse perché è abituata ad avere a che fare con ragni velenosi, meduse tossiche, inondazioni, incendi e altri pericoli mortali più o meno su base quotidiana, ma Sydney sembra gestire questo evento straordinario con particolare efficienza.”

Darling Harbor

Quando ho scritto questo articolo su Sydney ero seduta su un tavolino all’aperto a Darling Harbor, guardando il sole calare sul 31 dicembre. In Italia era mattina, in Australia Capodanno.
Consegnavo l’ultimo articolo dell’anno mentre mi godevo il mio sogno realizzato: un viaggio sponsorizzato per raccontare le feste di Natale dall’altra parte del mondo. Se siete curiosi, ne ho parlato qui.

Ma torniamo all’articolo su Sydney e a Darling Harbor, al tramonto che si sfuma sui palazzi e al milione di persone affollato nei parchi per salutare il 2017.

Un parco con vista sul Harbor Bridge

Dicono che dopo mezzogiorno tutti i posti per vedere i fuochi di Capodanno a Sydney sono già pieni, ma non è così.

Di questo ne ho parlato in questo articolo sul blog di Columbus Assicurazioni, svelando anche il posto segreto in cui sono riuscita a vedere i fuochi con pochissime persone attorno.

Quelli delle nove di sera.

Qui invece vi racconto cosa è successo dopo 😉

Capodanno a Sydney: una lezione di vita.

Arrivando a Sydney per Capodanno, ero certa che avrei trovato una confusione inimmaginabile, formata soprattutto da giovani ubriachi e festaioli. Invece ho scoperto che è un evento che richiama moltissime famiglie, coppie di viaggiatori, gruppi di anziani.

È un evento a misura di tutti, e così l’ho vissuto fino alle 23.55, in una comitiva eterogenea di lavoratrici stagionali, cinesi naturalizzati australiani, inglesi in pensione trasferitisi nel bush e una famiglia ancorata alla banchina con il suo yacht da 40 metri.

Mancavano cinque minuti alla mezzanotte e cominciava ad esserci una discreta folla.

Durante i fuochi delle nove di sera eravamo rimasti tutti seduti, ammirando tre diversi spettacoli sulla baia, filmando e facendo fotografie.

Ma a cinque minuti dalla mezzanotte alcune persone nelle prime file hanno cominciato ad alzarsi. E poi si sono alzati quelli dietro di loro. E poi altri ancora.

Nel giro di due minuti tutte le persone sulla banchina hanno dovuto alzarsi, perché quelli in piedi davanti a loro avevano coperto completamente la visuale.

Risultato?

Nessuno, a parte nelle prime file, è riuscito a vedere bene i fuochi d’artificio.

La maggior parte delle persone non è riuscita a godersi lo spettacolo. Solo tre ore prima, rimanendo seduti, ci eravamo riusciti tutti. Quando le prime persone, incuranti degli altri, hanno cominciato ad alzarsi, nessuno ha chiesto loro gentilmente di sedersi così che potessero vedere tutti.
Tutti si sono limitati ad alzarsi a loro volta, senza risolvere il problema.

Io ero ad un’estremità della banchina e sono riuscita a vederli un po’ lo stesso. Nonostante le persone in piedi davanti a me.

Ma mentre me ne stavo lì, amareggiata e delusa, ho imparato una lezione importante.

È inutile credere che i problemi, il menefreghismo, la maleducazione, siano una prerogativa di casa nostra e sempre colpa degli altri.

E ho sorriso: quella era la classica situazione che mi sarei aspettata di trovaree in Italia, ma non all’estero.

Pensare che l’Australia fosse immune a questo tipo di comportamenti era un mio pregiudizio. Un pregiudizio con cui giustificavo un mio giudizio sbagliato su due Paesi: quello in cui ero ospite e quello in cui abito.

Lo scoppio dei fuochi di mezzanotte

Mentre guardavo i fuochi, ho chiesto scusa all’Italia e all’Australia. 

Ogni viaggio che faccio mi insegna ad essere più umile e ad ascoltare di più.

 

Nota: il mio viaggio in Australia è stato sponsorizzato da Columbus Assicurazioni. I miei racconti di viaggio sono però opinioni personali.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *