VIAGGI | Diario di Australia, alla ricerca del Paese bruciato dal sole

Quest’anno ho trascorso il Natale in Australia. Un’esperienza surreale, non solo perché lì addobbano le palme e il 25 Dicembre fanno il barbecue in spiaggia, ma anche perché mi ha messa faccia a faccia con alcuni aspetti di questo Paese che non mi aspettavo.

Mentre ero in aereo per Brisbane, per esempio, stavo leggendo un libro di Bill Bryson sull’Australia. Si intitola “Down Under” ma in italiano è stato tradotto come “In un Paese bruciato dal sole”.

D’altronde chi pensa all’Australia ha quell’immagine in testa. Quella di una terra rosso fuoco, di un cielo abbagliante e senza nuvole e di un canguro che saltella all’orizzonte.

Potete immaginarvi il mio stupore quindi nel constatare che, su due settimane trascorse in Australia, di giornate di sole ne ho vista solo una. In Queensland in effetti l’estate è la stagione delle piogge: siamo ai tropici, e gli acquazzoni in questo periodo sono la normalità. Mi stupisce però come questo Stato così famoso -quello in cui si trova la Grande Barriera Corallina, per intenderci- sia così diverso dallo stereotipo che abbiamo dell’Australia, quantomeno lungo la costa.

le foreste pluviali del Queensland

Intorno a me, in Queensland, si estendono foreste pluviali a perdita d’occhio.

Va da sé che il marsupiale più diffuso non sia il mastodontico canguro ma il wallaby di montagna, o Pademelon, più piccolo e in grado di muoversi agilmente nell’intricata boscaglia. Me ne parla la prima volta un signore sulla sessantina a Wongawallan. Lo incontro nel negozio di artigianato della moglie: se ne occupa tutti i venerdì, per darle un giorno di riposo. Quando si accorge che non ho la più pallida idea di cosa sia un Pademelon, tira fuori un computer che avrà quindici anni che ci mette cinque minuti a caricare una foto su Google. A momenti perdo l’autobus, ma ci guadagno il mio primo esempio di generosità australiana.

Di Pademelon vedo qualcuno nei dintorni del Tamborine National Park, mentre saltella sotto palme alte quaranta metri: è incredibile quante specie di animali del Queensland non conoscessi nemmeno di nome. I wallaby di montagna, i vermi fosforescenti e delle meduse con tentacoli lunghi venti metri che grazie al cielo non ho avuto il piacere di incontrare.

Koala e canguri, due incontri tipici australiani

L’Australia è pericolosa.

E gli australiani lo prendono come un dato di fatto, senza preoccuparsene troppo. Ogni volta che chiedi notizie di un animale potenzialmente letale, ti rispondono che muore molta più gente negli incidenti stradali. Mi ritrovo il giorno di Natale a chiedermi se non dovremmo imparare da loro ad essere più obiettivi e meno spaventati, più grati di ciò che abbiamo che dei pericoli che ne conseguono.

Fare sport in Australia

Famiglie in acqua la mattina di Capodanno

L’Australia è anche talmente grande che è impossibile abbracciarla tutta. Il suo cuore è formato da un deserto rosso che uccide qualsiasi forma di vita, ma lungo i bordi si estende una varietà di ecosistemi che chi non arriva fin qui non immagina.

Io, per esempio, immaginavo che Fraser Island, l’isola di sabbia più grande del mondo, fosse una spiaggia lunga 120 chilometri e punteggiata da un paio di palme qui e là.

Mai avrei immaginato che su questa sabbia crescesse una foresta pluviale fittissima, o che fosse infinitamente più facile far viaggiare le jeep sulla sabbia e fare il bagno nei laghi dell’interno.

la spiaggia di Fraser Island

Lago di Fraser Island

Le spiagge australiane, pur bellissime, non sono facilmente balneabili: là dove non ci sono squali, le correnti sono imprevedibili e fortissime. Mi ha fatto strano, in effetti, arrivare a Sydney e vedere l’acqua di Bondi Beach invasa dai bagnanti. D’altronde ci sono le reti anti squalo, e le medusa mortali si fermano centinaia di chilometri più a nord. Però a Sydney basta un po’ di vento dal nord perché l’acqua raggiunga i diciotto gradi anche in estate: per fortuna noleggiano le mute, e riesco a farmi una nuotata anch’io.

La famosa Rock Pool di Bondi

È la sera di Capodanno e mi sembra incredibile trascorrerla col sale nei capelli, seduta sulla banchina di un porto dall’altra parte del mondo.

Il sole si è fatto vivo l’ultimo giorno nei dintorni di Melbourne, dopo averci lasciato a battere i denti per ore sulle rive dell’Oceano del Sud, lungo la Great Ocean Road.

Al deserto bruciato non mi ci sono nemmeno avvicinata.

panorami sulla Great Ocean Road

Ma forse ho preferito davvero scoprire le facce dell’Australia che non si evincono dalle cartoline.

backpackers sulla Great Ocean Road

Ho trascorso il Natale in Australia, e l’esperienza più surreale è stata rendermi conto che, nel tradire le mie aspettative, l’Australia si è rivelata esattamente il luogo che immaginavo. Stupefacente, vasto, sublime e accogliente.

 

Nota: questo post è stato originariamente pubblicato sul blog di Columbus Assicurazioni, sponsor di #NataleinAustralia.

 

2 thoughts on “VIAGGI | Diario di Australia, alla ricerca del Paese bruciato dal sole

  1. Nel leggere la tua esperienza, mi hai trasmesso proprio un senso di stupore e meraviglia.
    Fraser island deve essere pazzesca!

    1. Ciao Roberta! Sì, Fraser Island è pazzesca, ma anche Stradbroke Island (vicino a Brisbane) per me merita tantissimo! Ci si può passare anche qualche giorno perché ha vari centri abitati, per lo più da pensionati e turisti scalzi alla ricerca dell’onda perfetta… e pure un caffè con dolci senza glutine! il mio posto ideale!

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